Ogni giorno medici, scienziati ed uomo della strada rimangono strabiliati dagli avanzamenti della medicina: scoperte sempre nuove, conoscenza del genoma umano, super specialità, possibilità di modificare il corso della vita e di determinarne l'inizio (con relative problematiche etiche), terapie calibrate sulla genetica individuale...
Eppure questa medicina possiede una carenza, un baratro di conoscenza!
La maggior parte della ricerca che sta alla base delle azioni mediche è stata condotta sull'uomo e le azioni mediche vengono quotidianamente traslate alla donna in molti casi senza prove, quasi che l'uomo sia considerato il riferimento normale!
Qualche esempio: la malattia che prevale nel mondo occidentale e che provoca più del 50% delle morti è quella
cardiovascolare (infarti, ictus, aneurismi). Studi dagli anni '50 si sono succeduti per capire le cause di questa malattia: la maggior parte dei lavori epidemiologici tuttavia sono stati condotti sugli uomini. Oggi invece si sta realizzando che la malattia coronarica, considerata una tipica malattia maschile, prevale più nella donna che nell'uomo. Perchè? Non solo perchè la donna invecchia di più ma anche perchè i fattori che provocano questa malattia hanno un impatto molto diverso nella donna rispetto all'uomo e allora le azioni di prevenzione sono state condotte probabilmente in modo sbagliato! Ed il risultato è che nella donna queste malattie non sono diminuite come nell'uomo nel corso degli ultimi 30 anni, anzi sono in aumento. Qualche flash: la cosiddetta aspirinetta, caposaldo della prevenzione dell'infarto, nella donna non funziona, il diabete è molto più cattivo nella donna (provoca infarto 3 volte più che nell'uomo), l'infiammazione provoca aterosclerosi nella donna più che nell'uomo, il colesterolo totale ha un diverso significato nella donna; nella donna poi ci sono fattori psicosociali che influiscono sulla malattie vascolari. Molte le differenze anatomiche ed elettrofisiologiche: la frequenza cardiaca è più veloce nella donna anche durante il sonno, nella donna si ammalano di più i piccoli vasi dell'albero coronarico, nell'uomo invece i grossi vasi (la coronarografia può non essere l'esame giusto nel sesso femminile!). I sintomi di infarto possono essere profondamente differenti nella donna rispetto all'uomo; la placca aterosclerotica nell'uomo si ulcera, nella donna è più giovane e si erode.
E così in molti altri campi: il cancro del polmone nella donna è localizzato prevalentemente in periferia, e quindi causa meno sintomi, nell'uomo invece più spesso si localizza a livello mediastinico e paramediastinico. Il cervello nell'uomo è più grande e ha più cellule. Il cervello della donna invece ha più connessioni intracellulari. La composizione della bile è differente nei due sessi e la donna ha più facilità ad avere calcoli. Molti farmaci hanno azioni diverse nell'uomo e nella donna (differente espressione di diversi citocromi) con conseguente diverso metabolismo.
Il mondo scientifico (epidemiologi, biologi, medici) nei confronti del mondo femminile è stato colpito dalla
sindrome del bikini: gli studi sulla donna negli ultimi decenni si sono concentrati sull'apparato riproduttivo e sul seno!
ECCO la nascita e la necessità della
MEDICINA DI GENERE che non è la medicina che studia le malattie che colpiscono prevalentemente le donne rispetto agli uomini, ma è la scienza che studia l'influenza del sesso (accezione biologica) e del genere (accezione sociale) sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica di tutte le malattie per giungere a decisioni terapeutiche basate sull'evidenza sia nell'uomo che nella donna.
La medicina di genere, che vede oggi nascere istituti, cattedre e centri in tutto il mondo, è quindi una scienza multidisciplinare che vuole dedicarsi alla ricerca per
- descrivere le differenze anatomo-fisiologiche a livello di tutti gli organi e sistemi nell'uomo e nella donna;
- identificare le differenze nella fisiopatologia delle malattie;
- descrivere le manifestazioni cliniche eventualmente differenti nei due sessi
- valutare l'efficacia degli interventi diagnostici e terapeutici e delle azioni di prevenzione;
- sviluppare protocolli di ricerca che trasferiscano i risultati delle ricerche genere-specifiche nella pratica clinica;
E' urgente e necessario un impegno della comunità medico-scientifica in Italia per colmare questo ritardo!